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lunedì 24 marzo 2014

Arrivederci e grazie per tutto

A quanto pare la mia avventura con voi si chiude con questo post. Non posso raccontarvi quello che è successo: è già tanto che mi abbiano lasciato scrivere un post di saluti. Ci tenevo a ringraziarvi per il sostegno. È stato grazie a voi se sono riuscito a cavarmela in questi pochi mesi ed è stato grazie a questo blog se mi hanno trovato e offerto il mio nuovo lavoro.

Ok, ho detto già troppo.

Però che le mie strane tracce verranno cancellate lo posso dire. In questo modo metteranno al sicuro la mia famiglia (o saranno gli unici che potranno usarla per ricattarmi). Devo trasferirmi, altrimenti altri potrebbero trovarmi. Mi dispiace lasciare la mia casa, la mia famiglia, i miei amici, ma devo ammettere che una scelta obbligata è più facile da prendere.
Però lasciare casa mi fa male. È come se dovessi dire addio a una parte di me.
Quanto sto diventando sentimentale e mieloso. No, basta così! Ciao casa, grazie per avermi accolto, ma devo andarmene. Punto. Finito.

Mi chiedo chi troverò e se troverò qualcuno di voi a farmi compagnia in questa nuova avventura. In fondo sarebbe un po’ presuntuoso pensare che, di tutti i poteri che si sono manifestati qui dentro, questi hanno bisogno solo del mio. Potere che, tra l’altro, è rimasto influenzato dall’incidente dell’ospedale: ora posso annullarlo semplicemente pensando a lui. Ora è quasi più difficile il contrario: non è facile non pensare a qualcosa e, se penso al mio potere, questo si annulla e torno grande. Però mi sto esercitando e ne ho quasi il controllo totale.

Ok, ci sarebbe un mucchio di cose che vorrei ancora raccontarvi, ma è scaduto il tempo. Chiudo la valigia e parto. Chissa se mi lasceranno leggere ancora il vostro blog.

Spero di cuore che anche voi abbiate fortuna.

Max.

martedì 18 marzo 2014

Strane Tracce

Rientrando a casa sono passato davanti a quella panetteria e mi son chiesto se ci fosse ancora un segno del mio passaggio. Certo che ne abbiamo lasciate di tracce, non solo su questo blog, ma sugli articoli dei giornali. Non ci credete? Prendete uno dei nostri post e cercate tra le news di quella settimana. Se ho trovato qualcosa io che sono negato con i computer, troverete sicuramente qualcosa anche voi.
Quanto può essere facile per qualcuno che ha più di una semplice connessione a internet seguire le infinite strane briciole che ci stiamo lasciando dietro?

Continuo a chiedermelo da quando, due giorni dopo il mio ultimo post, sono venuti in ospedale due uomini. Non c’era niente di strano, non li avrei notati se non mi stessi annoiando come non mai e questi non si fossero fermati a parlare davanti alla mia camera lanciando spesso occhiate dentro. Sulle prime ho pensato che fossero lì per me - le parole di DEM ancora ronzano nella mia testa - ma io non ho pestato i piedi a nessuno. Magari non stavano cercando me. Ho avvertito Portatore di Luce di non farsi vedere, in fondo è l’unico che conosco e i suoi poteri sono ben più evidenti del mio.

Sta di fatto che ancora mi seguono. Sanno dove abito, hanno fatto amicizia con quella chiacchierona della mia vicina di casa e mi chiedo cosa abbia raccontato loro. Se fossimo in uno di quei fumetti che seguivo da piccolo, li avrei affrontati di petto, invece non ho saputo fare altro che continuare la mia vita nella speranza che si stanchino di seguirmi. Sarebbe stato più facile se il sangue di Portatore di Luce mi avesse definitivamente guarito dallo strano segno, invece sono tornato ad essere alto i miei soliti trenta centimetri l’altro giorno. È durato pochi istanti, ma sono sicuro che quei due mi abbiano visto. Da allora sono tornato a chiudermi in casa: torno formato bambolotto sempre più spesso, ma non posso più tornare normale contraendo gli addominali. A quanto pare il mio calvario sta ricomiciando. Spero che l’effetto del sangue di Portatore di Luce sparisca definitivamente, così posso almeno ricominciare a uscire senza paura.

Vi tengo aggiornati.

Max.

lunedì 24 febbraio 2014

Questioni di sangue

Questa volta vi scrivo dall'ospedale. Con il telefonino non è proprio comodo, ma ho tempo e tanta noia. Il che potrebbe essere considerato un miglioramento visto come stavo poche settimane fa.
Avrei dovuto presagire quello che è accaduto l’atro giorno, quando portatore di luce è passato da me: ogni volta che annullava i miei poteri o che questi tornavano sentivo delle fitte dolorosissime che mi attanagliavano tutta la pancia e l’intestino. A volte mi pareva che scorresse acido nei miei polmoni. Non gli ho mai detto niente perché… in realtà non lo so bene. Forse non volevo farlo preoccupare, o forse pensavo che non ci saremmo visti più. Magari si sarebbe sentito in dovere di stare sempre con me. Insomma, non lo so.
Come sempre, tornai normale prima che lui suonasse il campanello. Socchiusi la porta per farlo entrare mentre io mi vestivo, ma subito ho iniziato a tossire e non riuscivo a smettere.
Ogni colpo di tosse era una fitta lancinante. Cercavo di tranquillizzarlo, ma non riuscivo a parlare. Lo vidi sbiancarsi e poi mi accorsi del sangue sulla mano. "Sto bene." Dissi, ma col sangue che mi colava copioso dalla bocca non dovevo essere stato molto convincente. L’ultima cosa che ricordo è che chiamava il 118. Non volevo: temevo che il mio potere del piffero tornasse mentre mi visitavano.
Poi mi sono trovato nella corsia dell'ospedale, con una sacca di sangue attaccata al braccio. Emorragia interna.
Mi riempirono di domande, a me e a Portatore di luce, ma non avevamo risposte da dargli. A parte l’ovvio: ogni volta il mio corpo doveva subire in pochi secondi un aumento o una diminuzione di 50 chili. Non è come quando contraggo gli addominali: il peso non cambia e, quando torno minuscolo le ferite scompaiono. Tutto questo non doveva far bene al mio corpo. Era solo questione di tempo.

A proposito: che gruppo sanguigno avete voi? A quanto pare io e portatore di luce condividiamo lo zero positivo. Una strana coincidenza. E fortunata, dato che se sono vivo è perché mi ha donato un paio di litri del suo. Devo sempre più al portatore di luce.
E ora mi chiedo: se una boccetta della sua saliva blocca il mio potere per quasi un giorno, per quanto avrà effetto il suo sangue dentro di me?

Un Max senza strano potere, per il momento.

giovedì 6 febbraio 2014

Le cose cambiano cambiandole

Sapete che vi dico? Basta piangersi addosso!
Devo ringraziare Portatore di Luce per avermelo fatto capire. L’altro giorno è venuto da me - in queste condizioni l’unica auto che me la sento di guidare è l’auto di Ken, ma con quella non si va molto lontano - e abbiamo passato un pomeriggio insieme.
Non riesco a spiegarvi quello che ho provato quando sono tornato alla normalità. La vera normalità di avere il mio corpo e non qualcosa che, tirando i muscoli, ci si avvicina. So solo che a un certo punto Portatore di Luce mi ha detto “Smettila di piangere e vai a vestirti!” - sì: è stato imbarazzate, ma sul momento non me ne fregava niente.
La spesa, il negozio di giocattoli - insomma, potrei farne a meno, ma la vasca idromassaggio di barbie ci era parsa una buona idea sul momento - un giro al Comet tanto per curiosare. Ho pensato che tutto potesse andare bene, che le cose funzionassero.
Poi c’è stato l’incidente con i sacchi della spazzatura. Insomma, mi ero così abituato a esser tornato alla mia normalità che non c’ho pensato. Sono uscito con quasi due mesi di spazzatura pressata in varie buste di plastica e - tempo un paio di isolati - la realtà dei fatti mi è caduta addosso insieme all’immondizia. Non so che mi ha preso in quel momento - rabbia, delusione, stordimento, idiozia fulminante - ma non sono neanche riuscito a tirare gli addominali. Portatore di Luce mi ha trovato lì, a biasciare bestemmie nella spazzatura.
Fuori dalla luce ci sono le tenebre. La sera, quando se ne è andato, è stato come spegnere la luce, cadere in un buio di becera autocommiserazione. Non riuscivo a pensare, avevo solo questo sentore come se mi mancasse qualcosa. Mi sentivo una merda. Più del solito per intenderci. Sono stato tentato di chiamarlo diverse volte, poi mi dicevo che era tardi o che aveva già fatto troppo per me. Insomma, che speravo di fare? Vivere insieme a lui?
Cioè, magari.
Portatore di luce. Già, forse è veramente un portatore di luce, e non solo di normalità, ma di positività, di voglia di vita, di forza. Forza che sento di aver perso. Facile dare la colpa al mio pseudo potere. “Sono uno sfigato con un potere da sfigato, compatitemi grazie.” 
Non posso sempre contare su di lui. Anche se so che ci sarà quando ne avrò bisogno, devo tirarmi su sulle mie - corte - gambe. Devo fare mia la positività e la forza vitale che portatore di luce mi ha mostrato. Devo alzare la testa e guardare avanti.
Vecchio e patetico Max, addio.
Prima cosa, trovare un lavoro adatto alle mie peculiarità. In bocca al lupo a me.

Un nuovo Max.

lunedì 20 gennaio 2014

Pranzo in famiglia

Che ingenuo che sono stato. Pensavo che una volta tornato alle mie dimensioni tutto si sarebbe risolto: avrei tranquillizzato mia madre, sarei tornato a lavoro e tutto come prima. Invece, ironia della sorte, sfiga, chiamatela come vi pare, tutto è rimasto pressappoco uguale.
Per tornare delle dimensioni giuste devo tenere gli addominali tirati in un certo modo - no, D.: non riesco a cambiare le dimensioni oltre questi due estremi - il che significa che, dopo un po’, mi vengono i crampi e devo tornare come prima. Però, mi son detto, posso andare da mia madre, così mi vede e si tranquillizza un po’.
Non mi aspettavo che mi incastrasse per pranzo. Né tutte le domande che sono seguite.
“Dove sei stato per tutte le feste?”
“A Milano. Avevano bisogno di un controllore su.”
“Perché quando sei tornato non sei passato a trovarci.”
“Sono stato male.”
“Posso venire a casa tua? Ti aiuto a pulire.”
“No, non serve faccio da solo.”
“E a lavoro?”
“E’ scaduto il contratto, non mi hanno rinnovato.”
Bugie su bugie. Il senso di colpa era diventato più duro da sopportare della tensione agli addominali. Riuscivo a mangiare a stento. Se avete una madre vecchia maniera, potete immaginare l’ansia che ha assalito la mia a vedermi lasciare metà del piatto di pasta ed assaggiare appena la carne. In preda alla preoccupazione, si è messa a fare le patatine fritte - dai, chi di voi riesce a resistere alle patatine fritte della mamma.
Poi mio padre mi ha chiesto quando gli facevo conoscere la fidanzata. E non ce l’ho più fatta. Ho detto che mi ha ricominciato a far male lo stomaco e che avevo lasciato le medicine a casa - altre bugie - e sono scappato.
Secondo voi, come faccio a trovarmi una fidanzata quando sono alto 30 centimetri? Ma, soprattutto, cosa dovrei farci con quella che per me è un gigante? - per favore, non rispondete: non sono in vena di battute sulle dimensioni.

Ho visto che molti di voi stanno trovando un impiego dei vostri poteri, ma non riesco a trovare un vero impiego per i miei. Un impiego diverso dal cosplay a grandezza naturale di Mokona per intenderci. Ho accarezzato l’idea di svaligiare una banca, ma non è un forno. Persino il supermercato è Fort Nox per me. Oppure, quale lavoro onesto posso svolgere altro 30 centimetri?

Forse dovremmo mettere su veramente una squadra di super eroi, almeno avrei qualcosa di meglio da fare che chiudermi in casa.

Almeno, prima di andar via, mia madre mi ha ficcato in mano una busta del pane piena di patatine.

mercoledì 8 gennaio 2014

Non chiamatemi ladro!

Non lo sono. Non uno bravo almeno. Per tre notti mi sono studiato quel furto. L’idea era semplice: entrare nottetempo nel negozio del fornaio lungo la via, prendere un pacchetto di uova, - magari anche una busta di latte - e tornarmene verso casa. Perdonatemi, ma il frigorifero è vuoto. Ho mangiato anche le mozzarelle scadute pur di mangiare qualcosa. Se fossi stato abbastanza normale, sarei andato a comprarle, le uova, la carne e tutto il resto.
Uscire dalla finestra, saltare sul marciapiede, camminare veloce accostato al muro, immobilizzarsi quando passa un’auto, ignorare i latrati dei cani, è diventato parte della mia quotidianità. Il fornaio non ha un sistema di telecamere e ho già verificato che l’allarme non scatta per me. Inoltre ha la canna del forno che esce di lato dal muro, a poca distanza da un ramo che sopporta bene il mio peso. Quando mi sono infilato nella canna fumaria non avevo idea di cosa aspettarmi dall’altra parte. Immaginavo la fuliggine e speravo che il forno non fosse bloccato dall’esterno. Vero che la signora vendeva le uova a un’euro l’una, ma non trovavo giusto spaccargli la porta del forno solo per rubarle sei uova. Non avevo mai visto un forno per pane dall’interno, non pensavo che mi sarei dovuto districare tra resistenze e aprire la grata del bruciatore per poterne uscire.
Ero sporco di grasso e fuliggine. Come toccai terra pensai alle impronte dei miei piedi sul pavimento bianco. “E ora?” mi chiesi. La suola delle scarpe era stata ricavata da un pezzo di gomma e non mi ero neanche preoccupato di sagomarle troppo, ma si vedeva troppo bene che erano impronte di piedi. Di una bambola animata. Tre giorni di preparazione e non avevo pensato a quel particolare. Per un attimo ho pensato “chi se ne frega.” Poi mi son detto che non volevo che il mondo sapesse di me. Insomma, il mondo al di fuori di questo blog. Presi di mira il rotolo di carta da forno e lo raggiunsi in un solo salto - sono diventato bravo a gestire i miei salti - e lo srotolai fino a terra. Non era morbido e nemmeno mi ha pulito. Ho lasciato un sacco di sporco in cucina, ma niente piccole impronte.
Il resto del piano non mi ha dato problemi: dall’interno è stato facile aprire una finestra e uscire con uova e pane.

Sono stato tutta la mattinata sintonizzato sui tg regionali, ma nessuno ne ha parlato. Forse è ancora troppo presto. Domani notte faccio un salto davanti all’edicola e do una sbirciata ai giornali.

Stanno suonando alla porta. Non voglio neanche sapere chi è.
Ecco: sta suonando il cellulare. È mia madre. Ci avrei scommesso. Non le risponderò: non ho voglia di mentirle. Più tardi la chiamo. Sono settimane che non mi vede e si sta veramente preoccupando. Se solo potessi tornare alto... Mentre tornavo con le uova ho rischiato di fare una frittata precoce perché sono tornato alle mie dimensioni originali per un attimo. Dopo di quella volta nel campo ogni tanto mi ricapita. Sempre per alcuni secondi, senza motivo apparente. Ho chiuso i miei vestiti con il velcro così non li rompo ogni volta, ma non è il vestito il problema.

Il problema è che sono stanco.

Max Steel

giovedì 2 gennaio 2014

Escursione notturna.

L’altra notte sono uscito. Semplicemente, non ce la facevo più dopo giorni chiuso in casa. Ho mentito ai miei familiari e ai miei amici per coprire la mia mancanza ai pranzi di natale, recluso con la spada di Damocle di un congelatore ormai vuoto.
Conosco il quartiere, alle tre di notte è silenzioso: nessuna luce, nessuna auto, nessun passante. Persino i cani dormono. Sono uscito dalla finestra solo perché le chiavi di casa sono troppo ingombranti per me. Meno due gradi e una luna luminosa quanto i lampioni. Gelavo ma non mi importava. Gli stivali di un pupazzo di gomma sono tutto meno che comodi, ma almeno non scivolano sul marciapiede ghiacciato. Camminavo velocemente, per riscaldarmi e non impiegare un’ora solo per arrivare alla fine del muro di casa. A quanto pare ho un buon ritmo. Mentre cerco di pensare a una meta il quartiere finisce e il marciapiede inizia a costeggiare la ferrovia, separato da essa da un fosso che, per me, è un burrone. Potrei superarlo con un salto, pensai. Lo feci. Immaginate il mio disappunto nel vedere i binari schizzare sotto di me e trovarmi a ruzzolare nel bel mezzo di un campo lasciato a se stesso.
Non ero più solo, il quartiere che pensavo di conoscere mi ha mostrato un volto nuovo. Intorno a me correvano, in strani fruscii, malefici occhietti rossi. Mi fissavano dall’erba incolta. Topi di campagna. Nella luce della luna vedevo i loro artigli e le bocche ringhianti. Scattavano in tutte le direzioni, impossibile contarli. Più grossi di me e due volte più lunghi. Arretrai, ma dietro di me c’erano altri topi. Ero circondato. Potevo saltare ma il terreno ghiacciato si era chiuso sugli stivaletti di plastica bloccandomi. Fu un topo a saltare, poi un altro. In un attimo mi ritrovai sommerso da giganteschi topi, con i loro denti affilati e voraci e gli artigli piccoli e taglienti.
Per un istante mi trovai nudo, seduto nel campo ghiacciato, diversi centimetri sopra l’erba dura come metallo. Poi ero di nuovo seduto sulla terra ghiacciata, l’erba più alta di me, gli stivali di gomma strappati vicino ai miei piedi, ancora intrappolati nel ghiaccio, i vestiti del pupazzetto strappati e i topi scappati chissà dove.
Ripensai a cosa era accaduto sopo molto dopo, immerso nell’acqua bollente del bidet. Devo aver corso fino a casa, coprendomi con quello che era rimasto dei vestiti, non ricordo bene. Però ero sicuro di una cosa: per un momento, non so come o perché, ero ritornato alle mie dimensioni.
Di nuovo alto.

Max Steel

lunedì 23 dicembre 2013

La fai facile tu

Il coniglio fa paura? Il coniglio fa paura? La fai facile te: non sei alto 30 centimetri! E non ti venga in mente di deridermi. Sarò alto un bambolotto, ma ho conservato tutta la mia forza e sono sempre 20 chili che ti sparo in faccia!

Sì, perché sono alto 30 centimetri e peso 20 chili. Lo so, c’è qualcosa che non porta, ma non è certo questo io mio problema più grande. Anzi, a queste altezze ogni problema è grande.

Mi sono svegliato così una settimana fa, e da allora sono incastrato a queste dimensioni. Per ora vesto i vestiti del bambolotto di Max Steel che avevo sopra la scrivania - un problema risolto. A lavoro ho detto che sono in malattia, in famiglia che sono fuori per lavoro. Mi sono trincerato nel mio appartamento e non metto fuori il naso da giorni. Ma sono agli sgoccioli: le feste sono vicine, anzi, vicinissime, e il frigorifero è ormai vuoto. Ho pensato di darmi per morto, ma non posso dare questo dolore ai miei. Ho anche pensato al suicidio, ma ho scoperto che, con le mie dimensioni, sono molto più resistente, quasi fossi fatto d’acciaio. Insomma - non credo che vi sia mai capitato, ma - vi assicuro che buttarsi sotto a un camion e cavarsela con una spolverata ai pantaloni ti fa vedere il mondo da una prospettiva migliore.

Passo le mie giornate a cercare su internet, sperando di trovare qualcuno nella mia stessa situazione. Sì, anche io ho uno strano segno. Vi ho trovati perché, mentre tutto di me diventava minuscolo, la cicatrice che avevo sopra l’ombelico - praticamente la stessa che avete descritto voi - è rimasta delle dimensioni originali e ora mi arriva fino al collo.

Continuerò a leggervi, spero che qualcuno di voi si sia trovato nella mia stessa situazione, magari riesce a spiegarmi come posso tornare alle mie dimensioni normali. Siete la mia ultima speranza.

Max Steel